immagine_testata2

Altre Meditazioni   Torna alla Home page
image_linea_verde

 

 

Dio assume la condizione di servo

Luca 12:35-48

35 «I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese;
36 siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà.
37 Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
38 Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro!
39 Sappiate questo, che se il padrone di casa conoscesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
40 Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
41 Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi, o anche per tutti?»
42 Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fedele e prudente che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la loro porzione di viveri?
43 Beato quel servo che il padrone, al suo arrivo, troverà intento a far così.
44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni
.45 Ma se quel servo dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire"; e comincia a battere i servi e le serve, a mangiare, bere e ubriacarsi,
46 il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se lo aspetta e nell'ora che non sa, e lo punirà severamente, e gli assegnerà la sorte degli infedeli.
47 Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse;
48 ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà

 

Filippesi 2:5-11

5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,
7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;
8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.
9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,
10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,
11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.


In un dipinto romano conservato a Treviri si vede la scena di un padrone di schiavi che torna nella notte ed è accolto da tre schiavi o più, con luci e cibo. I servi e le serve devono restare svegli per mostrare che sono schiavi, al servizio permanente di un padrone, e non liberi di se stessi. La scena che Gesù descrive con l’inversione dei ruoli a tavola poteva ben inserirsi in un clima culturale dell’epoca più liberale. Anche Seneca dice qualcosa di simile in una lettera a Lucilio, invitandolo a non mangiare solo in mezzo agli schiavi ma a condividere la tavola con loro, che sono esseri umani come lui, solo nati in un’altra condizione. Resta il fatto che uno schiavo, una schiava, erano in balia della volontà del padrone che poteva decidere di trattarli con crudeltà o con gentilezza.

L’evangelo invece mostra un cambiamento radicale: Gesù prende forma di servo. Il Dio si manifesta nell’umanità a partire dai più piccoli e schiacciati. La cosa strana è che nella comunità intorno a Gesù c’erano sì delle persone povere, come anche dei contadini o dei pescatori, artigiani e commercianti, ma non emergono schiavi e schiave. Questi dovevano costituire invece una parte non indifferente delle prime chiese domestiche nel mondo ellenistico. Da quando la comunità cristiana iniziò a riunirsi nelle case ecco gli schiavi e le schiave uscire dall’ombra e percepire una parte del vangelo di Gesù che forse fino a quel momento era rimasto nascosto.

Dio assume la condizione di servo. Che rivoluzione del pensiero e della comprensione della società! Se guardiamo la parabola successiva ci accorgiamo che essere servo ha qualcosa e anche molto a che fare con il bene comune. Amministrare in modo saggio e fedele significa fare in modo che tutti abbiano da mangiare a tempo debito. Si sente qui risuonare un salmo che attribuisce al Dio creatore la capacità di spartire il nutrimento giusto e necessario a ogni creatura, comprendendo l’essere umano nel cerchio più ampio di tutti gli animali. Così un amministratore saggio e fedele rispecchia il lavoro che il creatore compie per mantenere l’armonia e il giusto equilibrio nel mondo. Dio ha assunto la condizione di servo. Così a noi è affidato questo compito di cercare la giusta condivisione di tutto ciò che ci è affidato.

Nelle parabole non è da accostare Dio al padrone crudele che punisce duramente i suoi schiavi, che sappiano o non sappiano cosa lui voleva da loro. L’accento è sul senso di responsabilità: a voi molto è stato affidato, Dio si aspetta molto da voi. Vi è stato affidato un vangelo che parla di liberazione dei prigionieri. Prigionieri di guerra o prigionieri per debiti, come accadeva allora, resi schiavi. La schiavitù degli esseri umani ha un termine con l’annuncio del vangelo, come anche l’arroganza di chi si serve del lavoro di schiavi. Dio ha assunto la condizione del servo. Il padrone che serve a tavola chi lo ha atteso vegliando la notte è un forte segno di speranza. Bisogna essere pronti ad accogliere questo Dio che cambia le carte in tavola, attenti alla sua venuta che trasforma il mondo in un luogo di giustizia e condivisione.

Questo Dio è il Dio in cui crediamo, che cambia il mondo dal basso, che assume la condizione di un servo per mettere fine alla schiavitù, all’oppressione dell’uomo sull’uomo. Ora a noi è chiesto di saper rispondere al meglio dei doni che ci sono affidati, compresa la nostra libertà, il benessere in cui vivamo, questa democrazia che ci rende soggetti sociali. Tutto ciò che ci è affidato fa parte di quei beni da spartire di cui siamo responsabili, di fronte agli altri e di fronte a Dio. L’evangelo della liberazione dei prigionieri è la luce che ci guida.

 

Pastora Letizia Tomassone, Chiesa Evangelica Valdese di Firenze

image_linea_verde

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2015
 ©Chiesa Evangelica Valdese di Firenze